Antonelli domina pure da ragioniere: vince il GP di Spagna a Madrid beffando Norris. Le Ferrari fuori del podio
Asso. Fuoriclasse. Fenomeno vero. Una settimana dopo il capolavoro di Monza, dove ha conquistato il GP d’Italia riportando al successo un pilota di casa dopo un digiuno di sessant’anni, Kimi vince a Madrid l’ottava gara della stagione e rafforza l’ipoteca sul titolo mondiale. L’astinenza ancora più lunga di un driver italiano dalla corona iridata ha i giorni contati e solo qualcosa di imprevedibile potrebbe far sfumare un sogno che ormai è realtà. Solo in 3 occasioni, nei quasi ottant’anni di storia della F1, un fantino che ha vinto 8 volte in stagione non si è poi laureato campione a fine anno.
La freccia tricolore ieri ha tirato fuori un’altra chicca dal suo fornito repertorio. Dopo aver catalizzato tutti i riflettori con i 26 sorpassi nel Parco, che gli hanno permesso di risalire dal diciannovesimo al primo posto, in Spagna è stato un trionfatore quasi anonimo. Nemmeno la regia televisiva si è preoccupata di inquadrarlo. Ha corso l’intera corrida senza combattere, seguendo alla lettera le direttive del suo ingegnere che l’ha guidato dai box. Sembra facile ma non lo è. Per un ragazzo appena ventenne è forse più semplice abbassare la visiera e spingere al massimo confidando sulla sua velocità e sullo smisurato talento.
Ma Antonelli, se mai ce ne fosse bisogno, ha fatto vedere di saper correre come un metronomo, dote dei campioni consumati che hanno alle spalle un mucchio d’esperienza. Kimi non si è certo spaventato ad interpretare il ruolo e, da buon “autista” ha pilotato la sua Stella come fosse un tappeto volante fino al traguardo. Come il bolognese ha riconosciuto sul podio con nonchalance e molta modestia, se non ci fossero stati imprevisti questa era la corsa di Norris. Su una pista dove è impossibile superare quasi come Montecarlo, il campione del mondo in carica aveva sfruttato la pole prendendo la testa e mettendo un buon margine fra la sua McLaren e la grigia di Kimi.
Sarebbe bastato qualche altro giro per passare dalle gialle-medie alle bianche-dure ed il gioco era fatto. Invece, la dea bendata ci ha messo lo zampino ed ha dato una spinta non richiesta al più bravo di tutti, l’unico di madre lingua italiana. L’Aston Martin di Stroll è andata lunga costringendo la direzione corsa a chiamare la “virtual safety car”. Per carità, decisione ineccepibile, la sicurezza prima di tutto. Ma hanno pensato bene di introdurla nel preciso momento in cui Lando aveva passato l’ingresso dei box. Gli altri, Antonelli per primo, entravano in pit lane per smarcare in anticipo il cambio gomme guadagnando diversi secondi sull’inglese che ha dovuto effettuare la sosta in gara libera.
L’unico a non fermarsi fra i primi è stato Leclerc poiché, per differenziare le strategie con Hamilton, era partito con le gomme dure che devono essere utilizzate più a lungo. Così, la Ferrari di Charles ha fatto quasi tutta la corsa in testa nella speranza di una safety car o una bandiera rossa per effettuare il pit stop perdendo meno tempo. Cosa che, stranamente su un circuito così pieno di muretti, non è avvenuta. Kimi era dietro alla Rossa e avrebbe voluto attaccarla con pneumatici più freschi. Il suo ingegnere “Bono” dal muretto indicava un’altra strategia: inutile prendere rischi, bastava seguire la SF-26 per poi andare a vincere quando il Cavallino si sarebbe dovuto fermare. Così è andata.
Ma non è stato facile per un levriero correre con il freno a mano tirato, alzando il piede alla “Monumentale” per non stressare le gomme. Come Kimi si avvinava all’alettone di Charles, via radio arrivava il “richiamo”. Charles ha fatto quasi l’intera gara sulle bianche e nel finale i piloti che avevano fatto lo stop erano tornati sotto. La Ferrari guidava un gruppetto ravvicinato in poco più di un secondo: Antonelli, Verstappen e Norris. Quando il monegasco è rientrato, Kimi, che aveva le coperture perfette, ha potuto finalmente allungare un po’. Max, invece, le aveva maltrattate per tenere un ritmo troppo veloce per la sua Red Bull e Lando per aver affrettato una rabbiosa rimonta.
Così sono passati sotto alla bandiera a scacchi, ancora una volta 4 vetture diverse ai primi 4 posti: Mercedes, Red Bull, McLaren e Ferrari. Leclerc, dopo la sosta ritardata, ha chiuso ai piedi del podio e, con le rosse-morbide che non rendevano, riusciva e tenersi alle spalle l’altra Freccia di Russell. Sono 4 GP che a Maranello sfugge il podio. Poi Lawson, Colapinto e, un anonimo, Piastri. L’altra Ferrari di Hamilton si era dovuta ritirare nei giri iniziali per problemi all’impianto frenante. È la prima volta quest'anno che Lewis non vede il traguardo e non conquista punti. Ora Kimi ha 81 punti di margine sul compagno di squadra, più di 3 gare di vantaggio che valgono 75 gettoni. Fra due settimane si corre a Baku, in Azerbaijan.

