Kimi vola altissimo: mai un giovane campione aveva avuto apprezzamenti unanimi come lui
Un cacciabombardiere. Quando si alza in volo, per gli avversari è panico. Certo, è una grossa banalità dire che «non c’è mai stato nella storia della F1 un ventenne così talentuoso». Fra i teenager, insomma, Kimi ha sbaragliato il campo, ma il suo spessore va molto oltre l’età. Ormai è chiaro che si tratta di un fenomeno assoluto. Un gigante, un tipo fuori dal comune. L’aspetto che lo rende più straordinario, però, è soprattutto uno: il rapporto con i suoi rivali. Anzi, per il super campioncino di casa nostra è più azzeccato dire “colleghi di lavoro”, sembrano quasi “compagni di giochi”.
Non si è mai visto un ragazzo esordire ed essere trattato con grandissima reverenza da tutti gli avversari. O sei uno che non lascia il segno e allora non ti fila nessuno. O hai delle doti ed immediatamente vieni beccato dai capibranco. È successo così a Schumacher, che venne bacchettato da Senna in mondovisione. È accaduto con Hamilton che, nella stagione d’esordio, fece vedere i topolini verdi all’ancora giovane e tosto Alonso già con due corone sulle spalle. Anche superMax, quando da minorenne senza patente fu buttato a ringhiare nel paddock, mostrò immediatamente di avere una stoffa pregiatissima, ma il suo approccio ed il suo modo di fare sicuramente brusco non gli risparmiarono pesanti critiche.
Antonelli sembra un alieno. Il ragazzo della porta accanto che però non trovi in nessuna abitazione del mondo. Tutti l’hanno accolto con calore. Tutti lo rispettano e gli vogliono bene. Anche i migliori l’hanno considerato da subito uno di loro. Che avesse i cromosomi del fenomeno si è visto l’anno scorso in Austria: ha speronato e affondato Verstappen. Apriti cielo, appena sceso dalla Red Bull l’olandese spolperà vivo il rookie bolognese. Invece l’irascibile sembrava un francescano: accolse l’intimorito Kimi con un sorriso e lo accompagnò ai box abbracciandolo. Eppure nel 2025 il 4 volte campione del mondo perse il quinto titolo per un punto... Con meno confidenza, ma con lo stesso rispetto, lo tratta Lewis.
Parliamo dei più vincenti piloti di tutti i tempi che, con molta naturalezza, hanno capito chi fosse la freccia tricolore. Non si vincono 8 gran premi in poco più di metà stagione e si guida la classifica iridata con 81 punti di vantaggio se non sei un fuoriclasse speciale. Nemmeno se hai una Mercedes, che con Russell, un driver di primo piano, si è imposto solo due volte. È Antonelli il pilota bionico che meglio interpreta le moderne astronavi, sussurrando alle gomme e gestendo l’energia senza mai lamentarsi. Kimi emerge qualsiasi cosa faccia, da qualsiasi verso si provi a prenderlo.
Certo è velocissimo, chi lo mette in dubbio. Quando scatta in testa sembra un leprotto o meglio un ghepardo. Chi lo riprende più? Non fa errori e nemmeno si stanca: scende sempre dalla sua Stella come se avesse fatto una passeggiata. Incredibile come sa usare gli pneumatici, una delle arti in cui serve più esperienza. Il suo ingegnere di “macchina” Peter Bonnington, che gli vuole bene come un padre, passa l’intero gran premio con l’incubo dei track limit perché il ragazzo, con grande naturalezza, sfrutta ogni centimetro dell’asfalto apparentemente rischiando ad ogni metro la penalizzazione. “Bono” a Madrid ha pensato di “vendicarsi”: cavallino purosangue, oggi ti tengo per le briglie, ho pure l’autorizzane di Toto Wolff... Niente da fare, anche nella gestione e non nell’attacco, Kimi è stato più che perfetto. Gli sono bastati pochi giri quando non c’era più Leclerc davanti per mostrare a tutti che lui aveva un altro passo. Vola sempre altissimo...

