Phev, la soluzione. Due vetture in una sola: il plug-in è la risposta all’ansia da autonomia
Una garanzia sul futuro. Le ibride plug-in sono due auto in una: un potente motore elettrico, abbinato a un tradizionale benzina o diesel, e grandi batterie, ricaricabili ad una colonnina o ad una wallbox di casa, paragonabili come capacità a quelle di un’elettrica pura. Un’auto da oltre 100 chilometri di autonomia per gli spostamenti a zero emissioni in città durante la settimana e un’ibrida senza limiti fuori nel weekend. Una tecnologia non di transizione: per alcune persone, oggi come domani, l’ibrido plug-in può essere l’unico modo per portare una mobilità elettrica a zero emissioni nella vita di tutti i giorni. Il passo indietro dell’Unione Europea ne è la conferma: la conversione completa in elettrico al 2035 non ci sarà e la riduzione delle emissioni di CO2 si fermerà “solo” al 90%. Un nuovo limite raggiungibile, oltre che con l’elettrico puro, solo con l’ibrido plug-in. Prendere o lasciare.

A patto di essere consapevoli che - anche se sono stati introdotti dei fattori correttivi per evitare di sovrastimare la componente elettrica - i dati di omologazione di consumi ed emissioni di CO2 si riferiscono sempre a batterie cariche mentre quando si viaggia in autostrada, avere con sé un doppio motore e un pacco batterie importante, non sempre è sinonimo di efficienza. Un’ibrida plug-in è più conveniente di una termica se si ha la possibilità di ricaricarla a casa o in un punto aziendale (costo al chilowattora più basso rispetto alla colonnina pubblica) sfruttando così al massimo l’autonomia elettrica, altrimenti consumi ed emissioni sono superiori, soprattutto rispetto ad un ibrido tradizionale (full hybrid). Un’auto da scegliere con la testa (e il portafoglio) più che con il cuore.
I consumatori sembrano in ogni caso puntare su questa soluzione e in Italia la crescita da inizio anno è del 130%. Anche la fiscalità (fringe benefit) introdotta ad inizio dello scorso anno sulle vetture aziendali, premiando elettriche e ibride plug-in, aiuta e ha portato sempre più fleet manager a scegliere modelli ibridi ricaricabili. Un numero ancora più esplicito arriva dalla quota di mercato: nel nostro Paese nei primi due mesi dell’anno si sono vendute più ibride plug-in (8,5%) che diesel (6,5%). La più richiesta in Italia della categoria è la cinese BYD Seal U che vale, in termini di numeri, il doppio di chi la segue sul podio ovvero Kia Sportage e Toyota C-HR. Un primato non isolato: nella speciale classifica delle ibride plug-in più immatricolate in Italia, i marchi cinesi dominano grazie anche agli altri modelli BYD (Seal 6, Atto 2), ad Omoda con la 9, Jaecoo con la 7, Geely con la Starray ed a MG con HS.

Numeri che, seppur nel piccolo della dimensione italiana, mostrano quanto la revisione al ribasso del target 2035, se da un lato regala un respiro a breve termine per l’industria europea, spingendo anche verso l’ibrido plug-in, dall’altro aumenta il rischio strategico di una leadership tecnologica e industriale saldamente nelle mani dei marchi cinesi, già pronti ad approfittare del nuovo quadro normativo. Alle Case del Vecchio Continente non resta dunque che sfruttare la flessibilità introdotta dalla politica - insieme ai 1,8 miliardi che il pacchetto “Battery booster facility” investirà nello sviluppo di una filiera locale per la produzione di batterie - per aumentare rapidamente la competitività nel settore.
In questa rincorsa alle rivali asiatiche, l’industria tedesca sembra più avanti. Per Bmw le ibride plug-in sono valse lo scorso anno già circa il 15% delle vendite europee del marchio, Mercedes ha avviato i festeggiamenti per i suoi 140 anni di storia con la nuova generazione dell’ammiraglia Classe S anche in versione ibrida plug-in mentre Audi ha in rampa di lancio la nuova RS5, evoluzione della “vecchia” RS4, prima ibrida plug-in a trazione integrale ad alte prestazioni della divisione Sport della Casa di Ingolstadt.

Punta sulla tradizione Stellantis: quella del marchio Jeep con la nuova Compass, un modello da oltre 2,5 milioni di unità vendute finora e che, prodotto in Italia nello stabilimento di Melfi, può contare su una versione ibrida plug-in con potenza combinata di 225 cavalli e una batteria da 17,9 chilowattora. Così come punta sulla tradizione italiana Alfa Romeo: l’idea è far rivivere l’emozione della prima trazione integrale della 1900 M “Matta” con la Tonale Q4 ibrida plug-in. Un’auto da 270 cavalli che combina un motore 1.3 turbo benzina da 150 cavalli e 270 newtonmetri, accoppiato a un cambio automatico a 6 rapporti che trasmette la trazione alle ruote anteriori, con un motore elettrico posteriore da 94 chilowatt (equivalente di 128 cavalli) e 250 newtonmetri a dare trazione anche nel posteriore in caso di scarsa aderenza, senza collegamento meccanico ma solo con la forza del “pensiero” elettronico di sensori e centraline. Basteranno a tener lontano il pericolo cinese?




