BMW Motorrad e Di.Di.: insieme a Vallelunga per rimettere in sella i motociclisti con disabilità

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VALLELUNGA- La libertà di andare in moto non dovrebbe conoscere barriere. È questo il principio che ha animato la giornata organizzata all’Autodromo Piero Taruffi di Vallelunga da BMW Motorrad insieme all’Associazione Di.Di. Diversamente Disabili, nell’ambito di SpecialMente, il programma di Corporate Citizenship attraverso il quale BMW Group Italia sostiene iniziative dedicate all’inclusione sociale, all’accessibilità e alla valorizzazione delle diversità. Un appuntamento che ha avuto un significato particolare anche per la presenza dei collaboratori di BMW Roma, impegnati direttamente come volontari, e per la presentazione ufficiale di Niccolò Zanardi nel ruolo di nuovo Ambassador di SpecialMente.
L’iniziativa di Vallelunga vuole sottolineare come il motociclismo è diventato uno strumento attraverso il quale permettere a persone con disabilità di ritrovare autonomia, fiducia e libertà, ma anche un punto d’incontro tra motociclisti, istruttori, volontari e appassionati. Accanto ai corsi dedicati ai motociclisti con disabilità, infatti, sono state organizzate attività per neofiti e per motociclisti normodotati, principianti ed esperti, interessati a conoscere la guida in pista in un contesto formativo e non competitivo.

A sottolineare il significato della partecipazione di BMW Roma è stato il suo Direttore Generale, Salvatore Nanni, che ha evidenziato come l'appuntamento rappresentasse la prima partecipazione della filiale romana del marchio bavarese a un'attività di questo tipo e, soprattutto, il primo coinvolgimento diretto dei collaboratori del Gruppo in pista: «Essere qui a Vallelunga è motivo di orgoglio perché ci permette di vivere un’esperienza che esprime valori nei quali crediamo profondamente: inclusione, rispetto della persona, partecipazione e valorizzazione delle capacità di ciascuno e che, come BMW Roma, interpretiamo con progetti sociali sul territorio».
Nanni ha poi raccontato quanto sia stata spontanea l’adesione dei dipendenti di BMW Roma al progetto: «Dal primo momento in cui abbiamo detto che volevamo portare l’attività a Roma, noi ci siamo subito messi a disposizione, immediatamente abbiamo avuto l’adesione di tante persone. Parliamo di inclusione sociale, ma parliamo anche di valorizzazione della persona, di superare i propri limiti, di utilizzare il linguaggio dello sport, perché per noi il motociclismo è uno sport ed è una passione come strumento per abbattere le barriere, per creare relazioni sociali, per vivere esperienze che portano poi a migliorarsi e superare i propri limiti».

Il progetto si inserisce in un contesto più ampio. SpecialMente è nato nel 2001 da un’idea di Alessandro Zanardi sviluppata insieme alla scuola di sci di Salice d’Ulzio attraverso il progetto SciAbile, per poi evolversi in un programma che oggi raccoglie numerose attività di BMW Group Italia nel campo dell’inclusione, della cultura e della sostenibilità. Dal 2001 a oggi SpecialMente ha coinvolto oltre tre milioni di persone, mentre dal 2017 sono stati erogati 409 corsi BMW Driving Experience nell’ambito del programma dedicato alle persone con disabilità motorie.
Proprio il legame con la famiglia Zanardi è stato uno dei momenti centrali dell’evento. Niccolò Zanardi è stato infatti presentato ufficialmente come nuovo Ambassador di SpecialMente, raccogliendo idealmente il testimone del padre e condividendone la visione di uno sport capace di abbattere le barriere. Il suo coinvolgimento nasce dalla volontà di contribuire alla diffusione di una cultura dell’inclusione, anche attraverso le attività della BMW Driving Experience, dove svolge il ruolo di istruttore con la BMW M2 adattata per le persone con disabilità.

«È davvero molto bello essere qui oggi, soprattutto investito di questa nuova carica di questo progetto meraviglioso che è nato da un’idea di Alex e poi si è evoluto in tante altre diverse realtà - ha spiegato Zanardi - Io ho sempre avuto modo nel corso del tempo di affiancarlo in questi progetti meravigliosi e poi anche in altri progetti che successivamente sono nati, come ad esempio Obiettivo 3, un progetto nostro in cui aiutiamo i ragazzi disabili nello sport».
Per Zanardi, però, lo sport rappresenta soltanto il mezzo per raggiungere un obiettivo più importante: «Ho abbracciato proprio questa sua idea perché ho notato quello che è l’aspetto alla base: sia tramite lo sport, lo sci o la pista, questi per definizione sono mezzi, non sono un fine. Il fine è offrire l’opportunità a delle persone meravigliose che purtroppo nella loro vita hanno subito una grande sfortuna e offrire loro questa opportunità di riscatto».

Un concetto che Zanardi ha legato direttamente all’esperienza del padre: «Come diceva sempre Alex, per queste persone arriva a un certo punto il momento di fare una scelta, decidere se reagire di fronte a ciò che gli è successo e rinascere più forti di prima. E quando lo fanno, davvero rinascono fortissimi. Oppure non reagire e soccombere. A volte purtroppo c’è bisogno di una spinta e noi vogliamo offrire questa spinta mediante questi progetti».
La giornata di Vallelunga ha permesso anche di mettere in relazione il mondo delle moto con quello della BMW Driving Experience. Presente all’autodromo c’era infatti la BMW M2 allestita per le persone con disabilità e utilizzata nei corsi gestiti da GuidarePilotare di Siegfried Stohr. La vettura è equipaggiata con comandi di guida elettronici che permettono di utilizzare il freno e l’acceleratore attraverso dispositivi adattati alle esigenze del conducente.

Il cuore dell’appuntamento è stato però rappresentato dal lavoro di Di.Di. Diversamente Disabili, associazione fondata nel 2013 da Emiliano Malagoli e Chiara Valentini. Attraverso moto adattate, corsi di guida e istruttori specializzati, l’associazione ha permesso a circa 550 motociclisti con disabilità di tornare in sella, mentre sono 170 le patenti speciali conseguite attraverso le sue attività. Di.Di. organizza inoltre due campionati, l’OCTO Cup, riconosciuta dalla Federazione Motociclistica Italiana, e l’European Handy Bridgestone Cup, riconosciuta da FIM Europe.
Per Malagoli, poter portare per la prima volta il corso di guida a Vallelunga ha rappresentato un traguardo importante: «Siamo felici di organizzare per la prima volta il nostro corso di guida a Roma. Ma ciò che ci rende ancora più orgogliosi è vedere i collaboratori del BMW Group Italia al nostro fianco anche dal punto di vista operativo. È grazie a questo sostegno che continuiamo a crescere e a offrire nuove opportunità a chi desidera tornare in sella. Abbiamo bisogno di persone che condividano il nostro percorso, perché insieme possiamo arrivare più lontano».

Nel corso della conferenza, il presidente e fondatore di Di.Di. ha ricordato anche le origini dell’associazione e il ruolo avuto dall’incontro con Alessandro Zanardi: «Per me è un grande onore e soddisfazione avere qua Niccolò. Ho avuto la fortuna di conoscere Alex a qualche evento e credo che per tutti noi sia stato, e sia tuttora, un grande mentore. Per me lo è stato tantissimo. Fin dai primi giorni in ospedale ho sempre pensato che se ce l’aveva fatta lui, ce l’avrei dovuto fare anch’io. Perciò il suo esempio è stato di grande aiuto per tutti i ragazzi che hanno delle problematiche».
Da quell’esperienza è nata anche la volontà di fare qualcosa per gli altri, ha proseguito Malagoli: «Di.Di. nasce nel 2013 perché, dopo essere tornato in pista, non c’era niente in Italia o in Europa che si occupasse di dare la possibilità ai ragazzi disabili di tornare a guidare una moto. Dovevo capire se mancava il loro interesse o se non veniva data loro l’opportunità. Per capirlo dovevo mettermi nella situazione di provare».

Malagoli e Valentini hanno così iniziato a costruire e adattare le prime moto, facendole provare nei piazzali, fino ad arrivare alla collaborazione con BMW. L’attività di Di.Di. non si esaurisce però nei corsi e nelle competizioni. Una parte importante del lavoro riguarda la mototerapia, con giornate nelle quali bambini e ragazzi con disabilità fisiche e cognitive possono vivere l’esperienza della pista come passeggeri, e l’educazione stradale nelle scuole dove, in dieci anni, si è trattato l’argomento con oltre 12.000 ragazzi.
La parte pratica della giornata ha seguito una filosofia precisa. I partecipanti sono stati suddivisi in base alle diverse tipologie di disabilità e hanno ricevuto moto adattate, abbigliamento tecnico e l’assistenza di istruttori con esperienza diretta delle medesime condizioni degli allievi. Dopo la parte teorica e le esercitazioni nel piazzale, il programma ha previsto l’ingresso in pista, con gli istruttori davanti agli allievi per mostrare traiettorie e modalità di guida.

«Non possiamo dare moto che mettono in crisi per la prima volta quando uno inizia a guidare - ha spiegato Malagoli - Perciò non abbiamo moto super sportive, quello è lo step successivo. Se uno vuole iniziare l’attività agonistica, facciamo dei corsi differenti, dove portiamo la persona a migliorare anche con moto più performanti per il circuito».
È proprio questa gradualità a rappresentare uno degli elementi fondamentali del progetto: permettere a chi sale per la prima volta su una moto adattata di scoprire innanzitutto ciò che è ancora possibile fare, per poi scegliere autonomamente se fermarsi all’esperienza del corso, proseguire verso il conseguimento della patente o intraprendere un percorso sportivo.
In questo senso, la giornata di Vallelunga ha incarnato pienamente il significato di “Make Life An Inclusive Ride”, il claim con cui BMW Motorrad interpreta l’impegno nell’inclusione: trasformare la passione per le due ruote in un’occasione concreta di libertà, relazione e superamento delle barriere. In pista la moto non è soltanto un mezzo da guidare, ma uno strumento per recuperare autonomia, costruire nuove relazioni e, soprattutto, tornare a sentirsi liberi.




