Automotive: Urso: «Crisi produttiva di Atessa è problema europeo, norme soffocano sviluppo»
«La crisi produttiva di Atessa è un problema innanzitutto europeo, perché deriva dalle normative sui veicoli commerciali che siamo determinate a cambiare, perché soffocano appunto le potenzialità di sviluppo di Atessa, polo produttivo europeo». Lo afferma il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, intervenendo al question time della Camera. «Con il governo tedesco abbiamo raggiunto una prima posizione comune sulla necessità di salvaguardare i veicoli commerciali, posizione già comunicata alla Commissione affinché proceda subito sulla strada giusta», aggiunge il ministro. «Ci vuole realismo, flessibilità, principio della neutralità tecnologica».
«La nostra offensiva ha fatto breccia e, proprio lunedì al Consiglio competitività, abbiamo raggiunto un'intesa ancora più significativa e di ampio respiro con Berlino anche sugli altri dossier dell'auto», spiega Urso. «Intesa che è stata, di fatto, confermata dall'intervento del cancelliere Merz, il quale ha annunciato che nel prossimo Consiglio europeo informale di Copenaghen, domani, porrà la questione, perché ritiene necessario, come noi, rivedere l'obiettivo del 2035». «Questo passaggio segna un punto di svolta nel dibattito europeo perché dimostra che la posizione italiana è finalmente condivisa da un partner centrale e decisivo per il futuro dell'automotive, quale certamente la Germania, fortemente preoccupato del collasso dell'industria dell'auto che ha epicentro proprio nelle regole di Bruxelles», dichiara il ministro.
«Peraltro, mentre in Italia, anche grazie al Piano Italia con Stellantis, sono stati sinora preservati gli stabilimenti e non vi sono licenziamenti collettivi, negli altri Paesi si susseguono ogni giorno annunci di chiusura e licenziamenti, come se fosse un bollettino di guerra. Ci auguriamo che la Commissione accolga le richieste d'aiuto delle imprese europee che, in un documento finalmente congiunto, sostengono la nostra linea, la linea italiana, e sollecitano con forza alla Commissione un cambio di rotta radicale».




