BYD le batterie LFP (Litio-Ferro-Fosfato)

Perché BYD crede nelle batterie LFP (Litio-Ferro-Fosfato) più che alle NMC (Nickel-Manganese-Cobalto)

di Nicola Desiderio
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BYD crede nel potenziale delle batterie LFP (Litio-Ferro-Fosfato) tant’è che tutte le automobili del gruppo sono equipaggiate solo di questo tipo anche se BYD, come secondo produttore al mondo di batterie per autoveicoli, produce anche le NMC (Nickel-Manganese-Cobalto) che hanno prestazioni superiori.

«Nessun’altra chimica può competere con le LFP» ha detto Stella Li in occasione di un incontro con la stampa presso il Training Centre che la casa cinese ha inaugurato da qualche mese a Zhengzhou. «Ha soltanto una grande carenza: la densità di energia troppo bassa – ha ammesso il vicepresidente di BYD – e questa è la ragione per la quale molti scelgono le celle NCM. Ma questo a livello di celle. Se invece parliamo del pacco batteria nella sua interezza, con il design delle nostre celle LFP a lama (blade cell, ndr) utilizzate con funzione strutturale, allora la densità energetica è la più alta».

Un’affermazione che va presa con beneficio d’inventario perché è assai difficile confrontare densità energetica gravimetrica e volumetrica tra le varie batterie considerando non solo la conformazione delle celle – sacchetto, cilindriche, prismatiche e a lama (blade) che sono di fatto prismatiche più sottili e con forma allungata – ma anche della struttura interna delle batterie: a moduli, senza moduli (cell-to-pack) e strutturale (cell-to body). BYD inoltre è la prima ad avere creduto in questa chimica, messa a punto negli anni ’90 da John B. Goodenough, vincitore nel 2019, insieme a M. Stanley Whittingham e Akira Yoshino, del premio Nobel per la Chimica per le batterie al litio.

«Noi crediamo fortemente nelle LFP per il futuro – approfondisce Stella Li – per parecchie ragioni. Una perché per le automobili elettriche e PHEV la sicurezza è la prima cosa e per BYD la sicurezza è la priorità. La seconda è che, finora, la LFP ha la combinazione di materiali meno costosa per l’industria. La terza è che ha la durata più lunga: nei nostri laboratori abbiamo visto che può resistere a 10.000 cicli di carica e scarica e questo vuol dire che la batteria può funzionare per 30 anni e che funziona ancora quando la vettura è rotta».

La manager cinese si riferisce al fatto che le batterie LFP resistono meglio al calore e non si incendiano neppure se perforate, che contengono materiali a basso costo come Ferro e Fosforo, facendo a meno di Nickel, Manganese e soprattutto Cobalto e infine che riescono a mantenere un’efficienza (rapporto tra capacità energetica iniziale e quella finale). Un mix di vantaggi davvero interessante e al quale un crescente numero di case si è già rivolto (Stellantis, Tesla, Toyota, Volvo...) e farà ricorso (Renault, Volkswagen).

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lunedì 17 novembre 2025 - Ultimo aggiornamento: 10:07 | © RIPRODUZIONE RISERVATA