La ricarica di un'auto elettrica

Bonus-Malus su auto ecologiche, settore si ribella. Aziende e sindacati: «Misura miope, a rischio posti lavoro»

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TORINO- Spunta a sorpresa nella legge di bilancio un bonus malus per le auto in base alle emissioni di Co2. La novità arriva con un emendamento approvato dalla commissione bilancio della Camera. Dal primo gennaio 2019 ci sarà un’imposta crescente - dai 150 ai 3.000 euro - se si immatricolerà un’auto nuova con emissioni superiori ai 110 g/km, mentre sarà dato un incentivo - da 6.000 a 1.500 euro - per i veicoli con emissioni tra 0 e 90 g/km di CO2. Se prendiamo ad esempio il modello più venduto in Italia - spiega l’Anfia - la Panda 1.2 prodotta a Pomigliano, tra le vetture non ibride con le più basse emissioni di CO2, con il nuovo sistema si pagherà un’imposta che varia dai 400 ai 1.000 euro. Il vantaggio sarà quindi solo per chi comprerà costose auto elettriche.

Il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, parla di «un bonus malus sulle auto che permette di pagare meno tasse e avere meno aggravi in base a quanto fa di emissioni la macchina. Le auto elettriche costeranno di meno e finalmente le portiamo sul mercato, dove finora hanno avuto una quota irrisoria. Ci saranno fino a 6 mila euro di incentivi per l’acquisto di un’auto elettrica». L’alzata di scudi è generale e trasversale. Unisce imprese e sindacati. «Finirà che gli operatori del settore auto e i lavoratori dovranno scendere in piazza insieme. Il governo è di nuovo riuscito a unire imprese e lavoratori nella protesta», sottolinea il presidente di Federmeccanica Alberto Dal Poz. Parla di «misura miope che non aiuta a rinnovare il parco auto» l’Unrae, l’associazione delle case estere in Italia, mentre per Federauto il provvedimento «disincentiva le vendite con gravi conseguenze occupazionali». Concordano tutti i sindacati.

«Dal Governo l’ennesimo schiaffo all’industria nazionale e all’ambiente. Queste norme schizofreniche sono un danno per il Paese e i lavoratori», afferma Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl. «Gli investimenti già programmati verranno messi in discussione, e le ripercussioni saranno pesantissime per l’occupazione», sottolinea Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim. Per il numero uno della Uilm, Rocco Palombella, «colpire il comparto dell’auto significa mettere a repentaglio decine di migliaia di posti di lavoro». È una «misura estemporanea» anche per Michele De Palma, segretario nazionale Fiom e responsabile automotive, che chiede al governo di «non investire per pochi, ma per le auto di massa ecologiche e nel car sharing ibrido ed elettrico».

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Thursday 6 December 2018 - Ultimo aggiornamento: 11-12-2018 06:52 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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4 di 4 commenti presenti
2018-12-06 13:49:54
fanno bene, cosa sono 150 euro su un'auto da 10000 euro? e chi vuole il macchinone che consuma e ci spende decine di migliaia di euro è giusto che paghi. io aumenterei e di parecchio anche il bollo sulle vecchie euro da 5 in giù. il guaio è che poi dove ci sarebbe più bisogno di eliminarle perchè ne circolano ancora molte non pagano il bollo.
2018-12-06 14:30:01
Se prendiamo ad esempio il modello più venduto in Italia - spiega l’Anfia - la Panda 1.2 prodotta a Pomigliano, tra le vetture non ibride con le più basse emissioni di CO2, con il nuovo sistema si pagherà un’imposta che varia dai 400 ai 1.000 euro. Leggere prima di commentare .....
2018-12-06 17:22:20
Bisogna favorire fiscalmente chi compra e chi produce e poi la 500 elettrica é già pronta,.
2018-12-06 21:54:46
Tranquilli! E? solo l'inizio della decrescita infelice.