Coletta, Ferrari: «Riportare il Cavallino al vertice delle corse endurance è un sogno, ma siamo solo all'inizio»

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Le legioni di tifosi della Ferrari in questo periodo di magra possono consolarsi con le straordinarie imprese della squadra che corre nell’endurance con la 499P, equipaggiata con un motore V6 a 120° biturbo da 2994 cm³ + motore elettrico da 272 : tre vittorie alla 24 Ore di Le Mans, che rimane uno dei palcoscenici più amati al mondo, e i campionati mondiali costruttori, piloti e team, come succedeva negli anni cinquanta-sessanta con la 250 TRI, la 250 P, le P2, P3, P4 la 312, e tra i piloti, Olivier Gendebien, Phil Hill, Lodovico Scarfiotti, Lorenzo Bandini, Nino Vaccarella, Chris Amon e Mike Parkes (che forza!!!)
A guidare dal muretto e fuori gli equipaggi della 499P, l’hipercar della Ferrari dotata di un motore V6 a 120° biturbo da 2994 cm³ + motore elettrico da 272 CV, è un romano, Antonello Coletta. Vediamo chi è.
“Sono una persona che ha speso quasi trent’anni di vita nella Ferrari - dice - con un sogno, quello di riportare la Ferrari al vertice delle corse endurance, quel genere di competizioni che hanno reso grande la casa negli anni cinquanta e sessanta, ed è riuscito ad esaudire questo sogno. Nel 2023 abbiamo subito vinto la 24 Ore di Le Mans, ci siamo confermati nel 2024, e nel 2025 abbiamo aggiunto il titolo mondiale piloti e il titolo piloti. Sono un sognatore ma, come si dice, a volte, i sogni si realizzano…”

Qual’ è il segreto che ti ha consentito di creare un team vincente in tre anni?
“Tanto lavoro, tanta passione, serietà nelle azioni che si portano avanti e tanta coerenza. Quando si fissano degli obiettivi, bisogna seguirli e rispettare i canoni di rispetto reciproco, serietà e concretezza dei progetti. Oggi possiamo dire che tutto ciò è successo, ma non è un punto di arrivo, ma piuttosto di partenza, o quantomeno una fase di passaggio, dove contiamo di migliorarci perché sappiamo che nella vita non si è mai arrivati al culmine della perfezione. Però siamo sulla buona strada e siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto, con la consapevolezza che possiamo fare anche meglio”.
Quali sono le differenze tecniche e gestionali tra F1 e Hypercars e perché c’è questa differenza di risultati delle “rosse” nell’uno e nell’altro caso?
“Io posso parlare di quello che gestisco. Parliamo comunque di due dinamiche diverse. Nelle hypercars sono molto contento di come viene gestito il programma perché siamo una vera squadra, un team che condivide le strategie e le scelte, e tutte le azioni messe in campo, vengono condivise da tutti coloro che si muovono all’interno della nostra organizzazione. Dunque, mi riallaccio a quanto detto prima, per essere competitivi occorrono la concretezza degli obiettivi, il metodo e l’abnegazione di tutto lo staff”.

Nell’arco della stagione qual è stata la rivale più “tosta” tra Toyota, Porsche, Cadillac, Peugeot, Alpine, BMW ?
“Abbiamo avuto due rivali, Cadillac e Porsche. I primi sono stati super competitivi da subito, e fino all’ultimo hanno dimostrato una velocità più importante rispetto agli anni passati. Porsche ha iniziato un po' in sordina, forse cercavano di creare una sorpresa a Le Mans, dopo la 24 Ore, dove è stata molto competitiva, difatti abbiamo vinto con pochissimo margine, hanno fatto bene nelle gare successive. Toyota si è ritrovata nell’ultima gara dell’anno, ma se andiamo a vedere, Cadillac e Porsche, come detto, sono state le più incisive nella lotta per il campionato”.

Quali sono le qualità che rendono un pilota vincente nel WEC?
“Di base velocità unita all’abilità nel cercare portare sempre la macchina al traguardo. Ma oltre a questi che devono essere gli elementi chiave in qualunque pilota di macchine da corsa, bisogna aggiungere la capacità di saper condividere con i compagni di equipaggio il set-up della vettura, lo sviluppo secondo delle linee che vadano bene a tutti. Infine, la condivisione e l’equilibrio che ci deve essere nella line-up dei piloti”.
Mi parli dei piloti della squadra
“Beh, sono parecchi, potremmo starne a parlare per molto tempo. Cerco di riassumere brevemente la nostra line-up, partendo dall’equipaggicampione del mondo, vettura numero 51. Abbiamo due italiani, e di questo siamo particolarmente fieri, perché in un periodo molto avaro per i nostri colori, siamo riusciti a far laureare due campioni del mondo. Alessandro Pier Guidi è probabilmente il pilota che ha vinto di più nella storia dell’endurance Ferrari. Tra le GT si è imposto in qualunque gara o campionato che conosciamo, e anche nella hipercar è riuscito a vincere Le Mans e laurearsi campione del mondo. E’un pilota affidabile, maturo, tecnicamente raffinato, un pilastro per quanto riguarda la vettura. Antonio Giovinazzi è un pilota velocissimo che ha avuto dei percorsi di rilievo in monoposto arrivando in F1, dove non ha avuto fortuna, ma noi lo abbiamo inserito nella nostra line up. Ha fatto una stagione 2025 che, a mio avviso, è per lui la migliore. Velocissimo in prova, concreto in gara le sue caratteristiche. James Calado è con noi da moltissimo tempo. Ha corso quasi sempre con Alessandro Pier Guidi, e si completano alla grande. In sostanza nel 2025 questo equipaggio è stato molto veloce, concreto e affidabile, ed è giusto che abbia vinto il campiona del mondo. Sulla vettura numero 50 abbiamo un terzo pilota italiano, Antonio Fuoco, un altro dei piloti più veloci che fanno parte della nostra formazione. Poi un altro giovane, Niklas Nielsen, cresciuto nel mondo Ferrari, a partire dal Ferrari Challenge che ha subito vinto, al pari degli altri campionati dove è stato schierato. Vanta anche lui doti velocistiche e affidabilità, oltre un gran fisico. Miguel Molina, il più anziano dei tre, pure con noi da tantissimi anni, molto equilibrato, è un po’ la chiocciola degli altri due”.

Robert Kubica il pilota che avrebbe potuto essere uno dei grandi della F1, magari con una Ferrari è con voi, come lo vedi?
«Robert Kubica non lo scopriamo certo noi. A mio avviso è stato uno dei migliori talenti che sono transitati nella F1 moderna. Purtroppo i noti fatti gli hanno impedito di scrivere diverse pagine nella storia della F1. Siamo molto contenti di averlo all’interno della compagine dei i piloti Ferrari. Corre con la macchina della AF Corse, con la quale ha fatto bene in tutte le gare cui ha partecipato. L’apice è stata la 24 Ore di Le Mans, che ritengo sia il fiore all’occhiello della sua carriera. E’ un pilota veloce, tecnicamente esperto e raffinato”.
C’è ancora qualche pilota in uscita dalla F1 che potrebbe arrivare a Maranello?
“Difficile, siamo contenti di quelli che abbiamo”.
Le tre vittorie alla 24 Ore di Le Mans, dove il Cavallino non andava a segno dal 1965, quando si impose la 250 LM di Jochen Rindt e Masten Gregory, e i titoli mondiali hanno certamente ricreato entusiasmo attorno al WEC. Resta però un gap notevole rispetto alla F1
“La F1 è al vertice da decine e decine di anni e non ha subito interruzioni. Il WEC è una realtà che nasce poco più di dieci anni fa, ma è dal 2023 che sta vivendo una seconda giovinezza in quanto sono arrivati nuovi costruttori dando vita alla nuova classe. Insomma siamo giovani e non si può pretendere che il valore mediatico in tre-quattro anni sia lo stesso della F1, sarebbe un approccio molto arrogante. Certamente non dobbiamo accontentarci, occorre investire. Gli organizzatori stanno mettendo in pratica diverse azioni. I costruttori devono fare la loro parte, cercando di coinvolgere i giovani con le piattaforme digitali, senza trascurare la presenza sulla carta stampata e soprattutto la televisione. Il pubblico dell’endurance è di tipo trasversale, giovani e meno giovani, e bisogna portare l’endurance nelle case di tutti”.

Le tre vittorie alla 24 Ore di Le Mans, dove il Cavallino non andava a segno dal 1965, quando si impose la 250 LM di Jochen Rindt e Masten Gregory, e i titoli mondiali hanno certamente ricreato entusiasmo attorno al WEC. Resta però un gap notevole rispetto alla F1”
“La F1 è al vertice da decine e decine di anni e non ha subito interruzioni. Il WEC è una realtà che nasce poco più di dieci anni fa, ma è dal 2023 che sta vivendo una seconda giovinezza in quanto sono arrivati nuovi costruttori dando vita alla nuova classe. Insomma siamo giovani e non si può pretendere che il valore mediatico in tre-quattro anni sia lo stesso della F1, sarebbe un approccio molto arrogante. Certamente non dobbiamo accontentarci, occorre investire. Gli organizzatori stanno mettendo in pratica diverse azioni. I costruttori devono fare la loro parte, cercando di coinvolgere i giovani con le piattaforme digitali, senza trascurare la presenza sulla carta stampata e soprattutto la televisione. Il pubblico dell’endurance è di tipo trasversale, giovani e meno giovani, e bisogna portare l’endurance nelle case di tutti”.
Non sarebbero importanti operazioni a grande impatto. Pensiamo ad esempio una partecipazione, una tantum” di Charles Leclerc alla 24 Ore con una F499?
“Chiaramente è una cosa che avrebbe un impatto fortissimo. Ma per ora è difficile da immaginare per vari motivi. Per come è regolato il campionato non si può aggiungere un’altra macchina, così, “en passant”. E anche se fosse possibile non sarebbe redditizio, perché qualunque pilota dovesse salire, per potersi esprimere al meglio, avrebbe bisogno di imparare a cambiare, confrontarsi con il regolamento di gara del campionato ecc, come è giusto che sia. Ciò non toglie che un giorno possa accadere. Io sto cercando di dare una risposta razionale, ma come s’è partendo all’inizio non è detto che i sogni non possano divenire avverarsi…”
E allora parliamo dei programmi e delle aspettative 2026
“Il 2026 sarà una stagione dalla quale ci aspettiamo molto come sempre, ma il lavoro più complicato sarà quello di confermare i livelli del 2025 che ci ha visto primeggiare nella classifica assoluta dalla prima all’ultima gara di campionato. Abbiamo vinto quattro gare su otto, e per abbiamo vinto per la terza volta la 24 Ore di Le Mans. Non sarà facile ripeterci, ma è un impegno che dobbiamo prendere verso noi stessi, per i tifosi che ci seguono e per gli sponsor




