Marco Valle, ceo di Azimut-Benetti, sicuro: «La nautica resiste a tutto e il Salone di Genova sarà un successo»
Il Cannes Yachting Festival 2026 si è concluso domenica 13 settembre, dopo sei giornate di grandi eventi e anteprime mondiali, consegnandoci l’immagine di una nautica più viva che mai, che a fronte di un fisiologico rallentamento del mercato mondiale, dopo anni di crescita non stop, continua a dimostrarsi in salute, in grado di proseguire sulla rotta dell’innovazione e con un Made in Italy costantemente ai vertici, capace di resistere alle tensioni internazionali, alla sparizione degli oligarchi russi, ai dazi di Trump e a qualche prudenza degli emiri. Tra un’anteprima e l’altra s’è stagliata plasticamente l’immagine di un’industria in grado di dettare ancora legge tra i big del settore, prenotando ruoli di primo piano anche per l’imminente Monaco Yacht Show (dal 23 al 26 settembre al Port Hercule di Montecarlo) e per il Salone di Genova, in programma quest’anno a ottobre, dall’1 al 6.

Com’era facile immaginare, tra i protagonisti del salone francese ha recitato un ruolo importante Azimut-Benetti, ovvero il gruppo leader del Made in Italy, presente in 70 paesi in tutto il mondo con una rete globale di dealer, centri servizi e importanti siti produttivi. Tra Port Vieux e Port Canto il gruppo fondato dal’indimenticato Paolo Vitelli ha messo in mostra ben 17 imbarcazioni, 11 con il marchio Azimut (i nuovi Fly 70, Seadeck 9, Magellano 27M e il flagship Grande 44M, quest'ultimo vincitore dello Special Jury Award per le sue soluzioni tecnologiche mirate all’eco-compatibilità) e 6 con il marchio Benetti: in primo piano i superyacht Oasis 34M, Oasis 40M e il B.Yond 37M a propulsione ibrida, una delle novità più interessanti del made in Italy di nuova generazione.

Il B.Yond è infatti uno yacht con scafo in acciaio e sovrastruttura in alluminio dallo stile non convenzionale, che unisce silenzio, sostenibilità e nuovi stili di vita in mare, assicurando comode e lunghe navigazioni con ridotto impatto ambientale grazie all’architettura propulsiva E-Mode sviluppata da Siemens. Lo ha ricordato Marco Valle, amministratore delegato della holding di Avigliana, rivendicando il ruolo d’avanguardia non solo di Benetti, ma dell’intero gruppo oggi presieduto da Giovanna Vitelli.
“Quest’anno – ha ricordato Valle - nonostante le difficoltà provocate dai dazi di Trump e dalle tensioni internazionali, chiuderemo i conti con 270 barche vendute e siamo in grado di affrontare il futuro con tranquillità. Il portafoglio ordini è in crescita, e proprio a Cannes abbiamo registrato grande interesse per i nostri prodotti. Molti ci chiedono se siamo interessati a rilevare TISG (il gruppo di Marina di Carrara in difficoltà, ndr). Ovviamente è una situazione da seguire, valutando con attenzione. Per ora andiamo avanti contando sulle nostre forze e le nostre prerogative. Noi non siamo quotati in Borsa, non prendiamo iniziative legate al marketing o alla pubblicità, continuiamo sulla rotta tracciata a suo tempo dal fondatore, concentrati sulla concretezza e sull’innovazione. E a quanto pare questa politica paga”.
Già, l’innovazione. In molti casi sembra legata alle mode. E anche in casa Azimut-Benetti da tempo si innova dedicando molta attenzione alle architetture interne, concentrandosi sulle scelte degli arredi, dei colori, dei tessuti e di dettagli che poco hanno a che fare con la navigazione. “Ma per noi – obietta Valle – non è così. O non è solo così. Questa è una parte del lavoro, ma noi abbiamo un intero reparto che si dedica esclusivamente alla parte più delicata delle barche, ovvero lo scafo. Miriamo ad ottimizzare il bilanciamento, a migliorare la navigazione incrementando sicurezza e comfort. Tutto ciò nel nostro centro di ricerca e sviluppo di Varazze, dove l’ottimizzazione delle carene è al centro delle operazioni. Di recente – aggiunge – abbiamo customizzato una barca di 44 metri in carbonio, l’Hull Vane, riducendo le vibrazioni e ottenendo una navigazione più fluida, che ci ha fatto guadagnare due nodi di velocità”.

E sul fronte dell’elettrificazione? “Anche in questo caso – tiene a dire Valle – abbiamo lavorato con impegno, e infatti la linea Seadeck è ibrida. Abbiamo sviluppato anche la ricerca su carburanti alternativi, come il metanolo, provando a dare una forte spinta alla sostenibilità. Ma sappiamo – ammette il manager – che su questo versante la strada è ancora lunga. Così come lo è quella dell’intelligenza artificiale, da alcuni utilizzata come specchietto per le allodole per farsi pubblicità. Non è il nostro caso. Noi procediamo con calma valutando con attenzione cosa conviene fare, e abbiamo puntato sulla sicurezza in mare, ovvero su un sistema capace di intervenire per prevenire le collisioni. Si chiama Watchit Eye, è stato sviluppato dal nostro ufficio di ricerca e sviluppo con la tech company Watchit. E’ il primo sistema di prevenzione delle collisioni basato sull’intelligenza artificiale per la nautica da diporto, in grado di rilevare ostacoli come oggetti galleggianti, imbarcazioni e pericoli sommersi.”
Il mercato, a quanto pare, premia le scelte di Azimut-Benetti. E infatti Valle tiene a ricordare che nell’ultimo anno è stata registrata una domanda piuttosto alta e continuativa, per barche importanti, di misura anche superiore a 24 metri. E proprio durante il salone di Cannes è stata data notizia della vendita del primo B.Neos, superyacht dislocante di 40,6 metri e 296 GT di stazza.
Già battezzato The Soul of Silence (L’Anima del Silenzio) lo yacht verrà consegnato nella primavera del 2028 al suo acquirente, “un armatore – informa il manager – in grado di apprezzare lo sforzo compiuto per dare a questo yacht a motore dall’aspetto non comune la capacità di connettere con l’ambiente marino e di privilegiare la cultura del silenzio in navigazione come un valore che richiama il piacere della navigazione a vela”. Ciò detto, la propulsione è affidata al sistema MAN Smart Hybrid, ovvero a motori V8-800 abbinati ad una componente elettrica in grado di tenere sotto controllo energia e silenziosità.
Il sistema – vale la pena ricordarlo - consente di navigare e sostare all’ancora in modalità elettrica zero-emission, riducendo consumi ed emissioni fino al 30% e assicurando un’atmosfera di calma assoluta grazie al totale azzeramento di rumori, fumi e vibrazioni. Alla sensazione di benessere a bordo contribuisce anche l’architettura degli interni, che mette al centro la convivialità, la naturalezza dei movimenti e un contatto immediato e incontaminato con la natura. Una visione che si traduce sul main deck in un flusso continuo da poppa a prua che abbraccia tutti gli ambienti senza barriere strutturali.
Ma torniamo al mercato. Come si profila il futuro della nautica su scala mondiale? “A breve – dice Marco Valle – avremo dati aggiornati, come sempre alla vigilia del salone di Genova. E’ fuor di dubbio che le tensioni internazionali influenzano il mercato, ciò che avviene in Iran e in Medio Oriente non può essere ignorato, ma a noi risulta bloccato il business stanziale, mentre l’Europa tiene. E’ una situazione fluida, con situazioni distinte anche a pochi chilometri di distanza, come dimostrano le reazioni diverse del mercato tra Dubai e Abu Dhabi.”
E in America? Secondo il ceo di Azimut-Benetti “i dazi hanno influito sul marchio Azimut, ovvero sulle barche di dimensioni medie, non su super yacht e mega yacht, ma con un calo contenuto e con possibilità di ripresa nel prossimo anno”.
E in Italia? “Il mercato italiano, e in genere quello europeo, non stanno soffrendo più di tanto, e sono certo – si sbilancia Valle – che il Salone di Genova spostato a ottobre si rivelerà un successo. Mi risulta che già da aprile gli organizzatori hanno registrato un incremento di espositori del 10%, e noi stessi di Azimut Benetti siamo certi di poter concludere a Genova trattative avviate a Cannes. Tra l’altro mi risulta che sia in calo la Turchia, e credo molto sia nel Made in Italy sia nel rinnovamento della clientela, che si sta ringiovanendo”.
Evviva l’ottimismo. Ma intanto l’Italia continua a lamentare ritardi nella portualità turistica, una delle “voci” più importanti tra i valori economici legati alla nautica da diporto. Che fare? Secondo l’amministratore delegato del cantiere leader del made in Italy “c’è molto da fare, ma molto si è fatto, soprattutto sostenendo il turismo nautico, che porta ricchezza ai territori costieri e in particolare nel Sud e nelle isole, dove già quest’anno si sono registrati autentici boom, grazie anche al clima favorevole che ha allungato la stagione. Se non bastasse – aggiunge Valle – alcuni fondi d’investimento stanno puntando proprio sulla portualità, hanno capito che l’Italia è un paese desiderabile e noi italiani dobbiamo capire che la capacità d’accoglienza deve migliorare. Sappiamo di Napoli, città di mare che accoglierà la Coppa America ma non ha un porto turistico, ma forse proprio questa paradossale contraddizione spingerà chi di dovere a rimediare, prima o poi”.
Intanto la piccola nautica lamenta una crisi piuttosto seria. Si riprenderà? “Sì, se il Paese capirà che la nautica non dev’essere un giocattolo per pochi privilegiati. E’ un settore che porta lavoro e muove l’economia, e va sostenuto. Quanto alle aziende, dovrebbero imparare a fare sistema, sono troppi i casi di piccole imprese che nascono e spariscono in poco tempo. La cooperazione su progetti di ricerca e sviluppo, gli acquisti condivisi e altre iniziative comuni potrebbero rivelarsi utili.”




