Da Costa (Porsche): «La FE è un laboratorio per le elettriche, la Formula 1 uno show. C'è spazio per entrambe»

Porsche, sarà l'anno della Cayenne elettrica. Oltre 1.000 cavalli e zero-cento km/h in poco più di due secondi

FE, la monoposto Gen4 di Porsche ha già percorso quasi 1.500 km: «Un piacere vederla in pista», dice il Team Principal Modlinger

FE, Jaguar vince l'ePrix di Miami: primo Evans e tutte le 4 monoposto fra le prime 8. Sul podio le 2 Porsche di Müller e Wehrlein
CITTÀ DEL MESSICO – Antonio Felix Da Costa sorride. È fra i sette piloti che hanno finora vinto il campionato di Formula E e fra i cinque che possono vincerlo di nuovo: Nelson Piquet Jr e Nyck de Vries corrono in altre classi. Il portoghese ha 31 anni, è nel circuito elettrico fin dall'inizio, nel 2014, si è aggiudicato anche 7 ePrix e a partire da questa stagione, la nona, la prima delle monoposto di terza generazione, corre per la Tag Heuer Porsche: «È totalmente nuova – spiega al sole, davanti ai box - non solo per cambio di squadra, che richiede sempre un po' di tempo per ambientarsi alle persone e al nuovo metodo di lavoro. Ma è nuova anche per gli altri, perché la macchina è un'altra».
Soddisfatto del cambio?
«Se sei un pilota, raggiungere una casa come Porsche è il sogno di bambino che si realizza. Ma non voglio fermarmi qui: non voglio solo mettere la tuta, voglio vincere perché questa è una squadra vincente. Ma abbiamo del lavoro da fare».
Ti hanno impressionato i risultati dei test di Valencia?
«A Valencia c'erano alcune macchine che sono andate molto forte: Maserati, Ds e anche McLaren. Secondo me, però, a Valencia è sempre difficile leggere bene il passo di tutti. Solo questo fine settimana riusciremo ad avere un'idea chiara di dove siamo e dove sono gli altri».
Quest'anno ci sono paesi e città nuove. E si torna in Indonesia...
«Lo scorso anno in Indonesia faceva caldissimo: era stata una gara molto fisica. E quest'anno di gare ne facciamo due a Giacarta... Per l'iIndia sono molto curioso: non ci sono mai stato e la voglio conoscere. Il Sudafrica ha un certo legame con il Portogallo, mentre quella del Brasile sarà come una gara di casa. Voglio dire: abbiamo Lucas (Di Grassi, ndr) e Sergio (Sette Camara, ndr), ma trattano sempre bene anche me».
In Formula E il clima sembra diverso: è davvero così?
«Certo, il clima è molto familiare, anche se quando abbiamo il casco in testa ci vogliamo “distruggere”. Ma finita la gara andiamo d'accordo. Direi che c'è un rapporto perfetto tra competizione, sviluppo della tecnologia e luoghi dove corriamo. È vero, siamo un campionato del mondo, ma io non avrei mai sognato di andare in certi posti: voglio dire, ho gareggiato in Corea, in Indonesia, in centro a New York...».
Il futuro del motorsport?
«La Formula E è il laboratorio in cui vengono sviluppate le auto elettriche: è un modo per far vedere quando siano anche veloci, efficienti e sexy. La Formula 1 è differente: è uno show per le auto più veloci che ci siano. E poi, diciamolo, ci piace anche il rumore. La Formula 1 deve sempre esistere e secondo me c'è spazio per entrambe».




