Il podio dell’EPRix messicano

FE, Cassidy (Citroen): «Avevo una delle macchine migliori». E Mortara (Mahindra) spiega perché non è riuscito a superarlo

di Mattia Eccheli
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CITTÀ DEL MESSICO – Al cospetto del pubblico, circa 50 mila spettatori, Nick Cassidy promette di rasarsi a zero dopo il successo nell'ePrix di Città del Messico, il dodicesimo in carriera, ma il primo con la Citroen, già al secondo tentativo. Nella conferenza stampa sorride quando dimentica l'impegno preso, tra l'altro con il compagno di scuderia Jean Eric Vergne, e parla più volentieri della gara. «Difficile immaginare un avvio di stagione migliore – chiarisce – per me, per Citroen, per la scuderia. Sono fortunato, credo di aver avuto a disposizione una delle macchine migliori e so quanto vale perché questo è un campionato con ottimi piloti».

Nel finale è riuscito a contenere l'assalto di Edoardo Mortara, lo svizzero della Mahinadra con passaporto anche italiano. L'elvetico, al suo terzo podio nelle ultime sette gare, spiega come sono andate le cose, perché aveva a disposizione la cavalleria aggiuntiva e la trazione integrale dell'Attack Mode nelle fasi più concitate: «Ho avuto qualche problema tecnico con la macchina e questo mi ha impedito di sfruttare tutta la potenza. Sono molto contento del secondo posto».

Mortara precisa che si era ritenuto fortunato anche solo di poter partire: «Abbiamo avuto diversi inconvenienti sulla monoposto – aggiunge – c'era qualcosa che non andava, incluso il break by wire (il sistema frenante che utilizza segnali elettronici anziché collegamenti fisici, ndr)». Ammesso che ce ne sia bisogno, la conferma indiretta arriva dal ritiro del compagno di squadra Nyck de Vries, sul cui bolide sono stati riscontrati evidentemente problemi più gravi.

Per Oliver Rowland (Nissan) quello di questo campionato è un «inizio solido»: «Di due podi in due gare non ci si può lamentare – argomenta – anche perché sappiamo quando sia compatta la griglia e basta dare un'occhiata ai distacchi delle qualifiche per rendersene conto». Il britannico, che aveva attivato il suo primo Attack Mode poco prima che la corsa andasse in regime di Full Course Yellow, rivela di essere riuscito a calmarsi in tempo «prima di fare qualcosa di cui poi mi sarei pentito»: «Non pensavo che sarebbe scattato così presto», ha concesso.

Pepe Martì (Cupra Kiro), scattato ultimo e perfino costretto a passare dai box al primo giro e scontare 10'' di penalità, ha chiuso settimo: «Ringrazio la scuderia, i meccanici, che hanno rimesso a posto la macchina – spiega – La gara è andata bene: non ero stato molto fortunato a San Paolo, ma lo sono stato qui. Il mio obiettivo era di andare a punti almeno nella metà delle gare: dopo due sono in linea».

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domenica 11 gennaio 2026 - Ultimo aggiornamento: 14:27 | © RIPRODUZIONE RISERVATA