Da Costa, sulla destra, con il team principal Ian James

FE, Da Costa (Jaguar): «Wehrlein e Porsche non hanno alcun diritto di lamentarsi. Loro hanno cominciato a gareggiare così»

di Mattia Eccheli
  • condividi l'articolo

LONDRA – «Pascal è indiscutibilmente un ottimo pilota, ma né lui né la Porsche hanno alcun diritto di lamentarsi. Loro hanno cominciato sabato e noi abbiamo fatto lo stesso domenica», taglia corto Antonio Felix Da Costa, l'alfiere della Jaguar Tcs chiamato in causa dal tedesco, che a fine gara e nonostante il titolo vinto ha parlato di comportamenti antisportivi, solo per usare la versione più diplomatica. 

L'era del “politicamente corretto” è finita anche in Formula E, il campionato che promuove non solo i valori ambientali, ma anche quelli dell'uguaglianza di genere. Le polemiche sono sempre state (quasi) inesistenti. Qualche mugugno trapelava a microfoni spenti, ma niente di clamoroso. Ci sono e c'erano piloti più o meno amici e le prime avvisaglie della fine di un'era (non solo quella delle monoposto Gen3), quella delle dichiarazioni concilianti e delle relazioni almeno apparentemente garbate è stata archiviata a Londra, in occasione dell'ultimo E-Prix della stagione 12, quello che ha assegnato gli ultimi due titoli, andati a Pascal Wehrlein (Porsche) e alla Jaguar Tcs.

«Sapevamo cosa c'era da fare per raggiungere il nostro obiettivo e, voglio essere onesto, non mi è piaciuto per niente quello che loro hanno fatto sabato. Mi ha fatto arrabbiare, ma bisogna riconoscere che erano riusciti a mettersi nelle condizioni di condurre la gara a quel modo – insiste Da Costa, che ha vinto il suo secondo titolo a squadre di fila (un anno fa con la Porsche, adesso con la Jaguar Tcs) – Ma quando abbiamo visto che anche domenica volevano fare la stessa cosa, allora abbiamo fatto ricorso al piano “B”, gareggiando allo stesso modo. Solo meglio e in maniera più dura e siamo riusciti a ottenere quello che volevamo».

«Raccogli quello che semini: a Tokyo Wehrlein mi aveva buttato fuori e non voglio nemmeno rivangare oltre nel passato – continua Da Costa – Hanno cominciato “giocare” così e noi ci siamo limitati a “giocare” come ci hanno insegnato loro. Aveva i suoi alleati sul tracciato: non possiamo detestare i giocatori, ma il gioco. So che non ha detto delle belle cose su di me, ma non importa. Vado a letto con la coscienza tranquilla sapendo la persona che sono e quello che faccio nella vita. Sono orgoglioso di quello che abbiamo raggiunto, anche perché non è mai facile quando arrivi in una squadra nuova. Voglio essere onesto anche sul mio atteggiamento in gara: c'è stata una volta in cui sono stato molto brusco in una manovra in frenata, ma a parte questo non ho fatto alcunché di sbagliato. Non voglio prendere in giro nessuno: è chiaro che è stato un atteggiamento aggressivo e sapevo quello che stavo facendo, ma credo di averlo fatto bene».

  • condividi l'articolo
martedì 18 agosto 2026 - Ultimo aggiornamento: 20:38 | © RIPRODUZIONE RISERVATA