Rieti-Terminillo, cavalli al galoppo verso le nuvole. Oltre mille metri di dislivello in circa 13 km. Ha vinto ancora Faggioli
Una storia da film, quella che trasforma una cima dell’entroterra appenninico nella montagna di Roma e in una delle corse più belle e appassionanti nel panorama delle cronoscalate. Prima del 1929 il Terminillo era una delle tante cime dell’Abruzzo aquilano percorsa unicamente da mulattiere, ma con la riforma territoriale voluta dal fascismo, quel territorio diventò parte della neonata provincia di Rieti che aveva bisogno di una strada vera per diventare una località di villeggiatura raggiungibile dalla Capitale. A progettarla fu chiamato l’ingegnere tedesco Heinrich Gassmann, padre di Vittorio. Oggi la SS 4 bis è una fantastica pellicola d’asfalto che si snoda prevalentemente tra faggi, abeti e conifere e che ogni anno chiama a raccolta decine di specialisti e migliaia di appassionati per celebrare il rito della Coppa-Carotti o, come è meglio conosciuta, della Rieti-Terminillo.

Si parte dalla frazione di Lisciano, a 550 metri di altitudine e si arriva ai 1.579 metri di Pian de’ Valli dopo aver percorso 13.450 metri con un dislivello di 1.029 metri e una pendenza media del 7,5%. Ma non è stato sempre così. Nel 2017 si è svolta infatti in due manche da 6.750 metri che terminavano a Pian di Rosce, a 1.080 metri di altitudine, mentre fino al 2010 la gara finiva dopo 15 km a Campoforogna. Su questo tracciato il pilota Romano Martini, detto Sangrylà, vinse nel 1966 la prima edizione a bordo di un’Alfa Romeo TZ2 in 8’10” alla media di circa 110 km/h. In realtà la salita verso il Terminillo era già stata teatro di una corsa sin dal 1939 come prova eliminatoria del Volante d’Argento e nel 1950 vi aveva perso la vita Bruno Carotti, il pilota reatino al quale è intitolata la corsa ancora oggi organizzata dall’Automobile Club di Rieti e valida per il Campionato Italiano Super Salita.
Nei la cronoscalata sabina ha parlato molto di più con l’accento toscano che con quello di queste terre dove si incrociano molteplici storie e i confini di 4 regioni (Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria). Dopo infatti il fiorentino Sangrylà, i migliori interpreti della SS 4 Bis sono stati il leggendario Mauro Nesti da Bardalone (PT), che ancora oggi ha il record di 14 vittorie tra il 1972 e il 1991, e Simone Faggioli da Bagno a Ripoli (FI) che è il mattatore dei nostri giorni e quest’anno è arrivato alla vittoria numero 10 battendo il record che già aveva fissato nel 2023 con un 4’48”55, 24 centesimi in meno del precedente limite, con un media di 168 km/h e punte velocistiche fino a 250 km/h.

Andature davvero mostruose, permesse da prototipi che vantano un rapporto peso/potenza intorno ad un chilogrammo per cavallo – la Nova Proto NP01-2 vincitrice monta un GV4 Judd V8 4 litri aspirato da 560 cv e pesa poco più di mezza tonnellata… – ma soprattutto sono condotte da piloti che sono veri e propri artisti della traiettoria. Faggioli, con i sui 11 titoli italiani, 19 europei e una Pikes Peak in bacheca, ha dipinto sicuramente i quadri “motoristici” più belli di questi territori dove la passione ogni anno raggiunge sempre la stessa vetta, quella del Terminillo.




