Ferretti Group, la rivoluzione cinese: Piero Ferrari si dimette, Galassi fuori, Tan Ning nuovo presidente
Rivoluzione in Ferretti Group, la holding della grande nautica italiana che controlla i marchi Ferretti Yacht, Riva, Pershing, Itama, CRN, Custom Line e Wally. Il gruppo passa sotto il controllo dei cinesi. L’amministratore delegato avvocato Alberto Galassi non viene confermato alla guida della holding e – prim’ancora che si formalizzasse la svolta e si presentasse il nuovo assetto societario – Piero Ferrari si dimette da vicepresidente e membro del Cda. Con lui lascia anche Stefano Domenicali.

Era il 2012 quando i cinesi di Weichai (Shandong Heavy Industry Group) entrarono in Ferretti Group con l’obiettivo di salvarlo dal fallimento. L’acquisizione avvenne nel contesto di una ristrutturazione del debito, con l’obiettivo di salvare il gruppo nautico italiano dal rischio di fallimento dopo la crisi del 2008-2009. Furono investiti 374 milioni di euro, acquisendo una quota di maggioranza del 75%. Nel corso degli anni l’assetto societario è più volte cambiato, sono entrati (e usciti) nuovi soci e, soprattutto, si sono incrinati i rapporti tra il management italiano (sostenuto da soci non sufficientemente forti) e i potenti azionisti cinesi. Ciò nonostante, forte dell’eredità della secolare tradizione nautica italiana, il Gruppo Ferretti ha conservato un ruolo di vertice nella progettazione, costruzione e vendita di yacht a motore e da diporto di lusso, con un portafoglio unico di marchi prestigiosi ed esclusivi, la proprietà di sette cantieri navali dislocati in tutta Italia e un mercato internazionale che coinvolge ben 70 paesi nel mondo, tra Europa, Stati Uniti e Asia.
A determinare la svolta è stata l’assemblea degli azionisti svoltasi poche ore dopo la diffusione della notizia che Bank of China era entrata nel capitale. Una svolta che ha determinato la crescita del fronte vicino ai cinesi di Weichai, determinando la decisione di Piero Ferrari di scrivere immediatamente una lettera aperta con l’annuncio della sua uscita. “Non posso più associare il mio nome a questa azienda” ha scritto il vicepresidente del gruppo, indirizzando la missiva ai componenti del board e ai sindaci della società.

“Nel comunicare le mie dimissioni – scrive Ferrari - non posso esimermi dall’esprimere a questo Consiglio e ai Sindaci la mia frustrazione e delusione per quanto ho potuto constatare nelle ultime settimane”. Il riferimento è alle manovre, ovvero alle acquisizioni “avvenute in modo tale da apparire al di sotto di tutte le soglie normative esistenti. Oltre a ciò – aggiunge Ferrari - ho anche assistito a una certa arroganza durante l’intero processo di offerta pubblica di acquisto che ha impedito una valutazione neutrale della questione”.
Secondo il vicepresidente dimissionario “tutto ciò ha puntato i riflettori su questa società, attirando l’interesse della stampa e delle autorità di regolamentazione, compresa la Presidenza del Consiglio dei ministri, che potrebbero mettere in discussione la legittimità di alcune recenti acquisizioni da parte di entità straniere e la loro conformità alla legge applicabile. La conseguenza ultima di quanto ho sintetizzato – si legge nella lettera di dimissioni - è che, date le circostanze attuali, non posso più associare il mio nome e l’eredità che esso rappresenta per l’industria italiana a questa azienda.”

Prima che si determinasse la svolta, la situazione all’interno della compagine dirigenziale vedeva contrapposte due liste: da una parte quella riconducibile a Weichai, dall’altra quella di Kkcg Maritime, società del miliardario ceco Karel Komarek, che ha acquisito le quote precedentemente detenute dallo stesso Ferrari e che intendeva rinnovare l’incarico di amministratore delegato ad Alberto Galassi. Sullo sfondo, anche le recenti operazioni di acquisto di azioni rimaste sotto la soglia del 3%, il livello che fa scattare l’obbligo di comunicazione a Consob.
Nelle ore successive, la situazione è precipitata. Bank of China è effettivamente entrata nel capitale ed è cresciuto il fronte vicino a Weichai. Ammonterebbe a 6.734.120 azioni ordinarie l’acquisizione del gruppo forlivese, pari all’1,989% del capitale, rafforzando così il fronte vicino all’azionista di maggioranza. Un’operazione decisiva per preparare l’assemblea chiamata a rinnovare il consiglio d’amministrazione di Ferretti Group. Assemblea svoltasi on line, che ha visto confrontarsi da una parte Ferretti International Holding-Weichai, azionista con il 39,51%; dall’altra il gruppo sostenuto dal socio ceco KKCG Maritime, che attraverso il veicolo Azur AS deteneva il 23,23% del capitale e intendeva confermare Galassi nel ruolo di amministratore delegato.
Alla fine di una mattinata convulsa, un comunicato “tecnico” diffuso dall’agenzia che cura la comunicazione per conto di Ferretti Group ha dato conferma della svolta: la lista presentata da Weichai ha ottenuto l’elezione di 8 consiglieri, mentre alla cordata concorrente, il fondo ceco KKCG Maritime di Karel Komàrek, è andato un solo posto. Conseguenza immediata: fine dell’era Galassi, fuori dal nuovo consiglio. Con la nuova gestione il presidente è Tan Ning, mentre il ruolo di amministratore delegato sarà ricoperto da Stassi Anastassov.
Nella sua prima dichiarazione alla stampa, Tan Ning ha tenuto a dire che “il nuovo consiglio d’amministrazione rappresenta continuità, stabilità e crescita e fa leva su una visione industriale di lungo periodo volta a valorizzare il Gruppo e i suoi marchi, così come il presidio produttivo in Italia e la rete commerciale a livello globale, in linea con il percorso intrapreso dal 2012”.
Per ciascuno dei membri del board è stato fissato un compenso annuo netto di 40.000 euro, escludendo da tale computo le remunerazioni specifiche per chi sarà investito di particolari cariche. L’assemblea ha provveduto anche alla nomina del Collegio sindacale per il triennio 2026-2028, eleggendo Claudia Costanza alla presidenza dell’organo di controllo. Giusto ricordare – come si legge nel comunicato ufficiale – che oltre alle nomine l’attenzione si è concentrata sull’approvazione del bilancio individuale di Ferretti e sull’esame del bilancio consolidato di Gruppo relativi al 2025, con risultati record e performance finanziaria.




