Nauticsud

Napoli non ha porto turistico, ma la nautica resiste: a febbraio torna il Nauticsud, poi un altro boat show a Castellammare

di Sergio Troise
  • condividi l'articolo

E’ partita la macchina organizzativa del Nauticsud, salone che sta per tagliare il traguardo della 52ma edizione, in programma a Napoli, alla Mostra d’Oltremare, da sabato 7 a domenica 15 febbraio. Organizzato dall’Afina (Associazioine Filiera Italiana della Nautica) in partnership con l’Ente Mostra, il salone napoletano sarà dedicato, come tradizione, alla cosiddetta piccola nautica, ovvero a barche di dimensioni comprese tra i 5/6 e i 14/15 metri, in prevalenza gommoni, day- cruiser e gozzi, ma non solo: l’edizione 2026 della fiera nautica partenopea darà molto spazio al comparto motori, prevalentemente fuoribordo, all’accessoristica, ai toys acquatici e alle aziende di servizi. Sette i padiglioni che verranno allestiti, per un’area espositiva di 15.000 metri quadri.

L’annuncio del “via libera” alla macchina organizzativa del Nauticsud è arrivato 24 ore dopo la cerimonia di presentazione della 38^ edizione dell’America’s Cup, svoltasi nella suggestiva cornice del teatrino di corte di palazzo reale. E la circostanza ha dato modo, agli organizzatori del Nauticsud, di diffondere un comunicato stampa carico d’orgoglio, in cui si legge che “il salone nautico, primo evento del biennio 2026/2027 di promozione della città partenopea in vista dell’Americas’Cup, prende forma e rilancia la nautica da diporto”.

Per nulla scoraggiati dalla crisi di vendite che ha interessato, negli ultimi due anni, la piccola nautica (soprattutto fino ai 24 metri) con una percentuale significativa di cantieri che lamenta una diminuzione del fatturato, i vertici di Afina si confermano dunque fierissimi sostenitori dell’utilità delle fiere e di “azioni promozionali” a sostegno del settore. E infatti organizzano a Napoli, oltre al Nauticsud, due edizioni annuali del Navigare (una primaverile, l’altra autunnale), offrendo ai visitatori anche la possibilità di prove in mare.

Un dinamismo che in verità deve fare i conti con due problemi oggettivi, probabilmente anche collegati tra loro: la mancanza di posti barca lungo la costa cittadina (com’è noto da tempo, Napoli non ha un vero e proprio porto turistico e dilaga l’abusivismo) e la conseguente crisi di vendite registrata in molti cantieri del territorio.

Della gravità della situazione i vertici di Afina sono ben a conoscenza, e tuttavia vanno avanti con determinazione, sostenendo – come si legge nel primo comunicato stampa dell’edizione 2026 – che “il Nauticsud, oltre ad essere la vetrina in anteprima delle produzioni cantieristiche e primo salone italiano dell’anno solare, assume anche il ruolo di primo evento cittadino, in ordine di tempo, per la promozione del rilancio del rapporto tra Napoli e il suo golfo”.

Nella comunicazione viene anche anticipato che “lunga è la lista delle aziende campane e napoletane che esporranno al Nauticsud, a dimostrazione del peso produttivo regionale nell’intero comparto nazionale”, e viene aggiunto che “non mancheranno cantieri provenienti da fuori regione ed esteri, a dimostrazione del richiamo esercitato dalla piazza napoletana, baricentro della nautica da diporto nel Mediterraneo”.

Instancabile ispiratore di questa strategia votata all’ottimismo, è Gennaro Amato, presidente di Afina e titolare di un’azienda che produce gommoni (Italiamarine) e di un’attività dedicata al rimessaggio. Nonostante le difficoltà incontrate per il Salone di Roma (un flop) e il calo di espositori e di visitatori registrato nelle ultime edizioni del Nauticsud, va avanti per la sua strada con convinzione.

“Negli ultimi dieci anni – dice Amato - la nostra associazione ha affrontato di tutto, e siamo sempre riusciti a superare le situazioni negative: dal rilancio del Nauticsud, che senza la nostra partecipazione era letteralmente caduto in crisi di adesioni, al difficile biennio mondiale legato alla pandemia, per non dimenticare la miopia istituzionale della Regione Campania degli ultimi otto anni per la nautica da diporto. Ora ci troviamo a dover scendere in campo direttamente per affrontare la crisi della mancanza di ormeggi che ha determinato la contrazione delle vendite, calate del 25% rispetto al 2024. Ma confidiamo in questa amministrazione comunale oculata e programmatica, oltre che nella nuova direzione assunta dall’ente regionale, per trovare le dovute soluzioni”.

Tutto ciò – vale la pena ricordarlo una volta di più – avviene in uno scenario, il golfo di Napoli, apparentemente fantastico, unico e inimitabile, capace di ospitare un vero e proprio “stadio del mare” ideale per le regate di Coppa America, ma anche impossibilitato ad accogliere diportisti intenzionati a fare rotta sulla città per assistere alle regate e godersi il mare e i dintorni. Se non c’è posto per i diportisti locali, figuriamoci se ce ne sarà per i turisti provenienti da fuori! I progetti, a dire il vero, non mancano, ma sono tuttora bloccati dalla burocrazia e dalle Sovrintendenze, oltre che dai nemici giurati del “progetto Bagnoli”, che imperversano in piazza, sui social e in tv.

Vie di fuga? Per chi farà rotta su Napoli, che sia per le regate di Coppa America o per semplice turismo nautico, non resterà che deviare di pochi gradi e cercare posto lungo la costa vesuviana: a Castellammare di Stabia (10/12 miglia di distanza) ci sono infatti lo Stabia Main Port e il Marina di Stabia, con ormeggi per superyacht fino a 200 metri, bacini di carenaggio con travel lift da 200 tonnellate, yacht club, eliporto privato e tanto altro. E a Marina di Stabia, tra l’altro, è in allestimento anche un altro salone nautico, tutto nuovo, in programma dal 18 al 22 marzo (vedi articolo su questo sito), che andrà ad aggiungersi ai tre eventi fieristici napoletani e al Salerno Boat Show di Marina d’Arechi (saltato nel 2025, ma probabilmente recuperato nel 2026).

  • condividi l'articolo
giovedì 22 gennaio 2026 - Ultimo aggiornamento: 21:36 | © RIPRODUZIONE RISERVATA