Non solo barche: al prossimo Cannes Yachting Festival in mostra una nuova tendenza: la nautica slow
Quest’anno al Cannes Yachting Festival non ci saranno solo barche a vela e a motore, day cruiser e gommoni, yacht e super yacht, motori, accessori e servizi per la nautica: il salone francese in programma dall’8 al 13 settembre tra Vieux Port e Port Canto accenderà i riflettori anche su un modo di navigare più dolce, sobrio e attento ai territori costieri. Definito “Slow Nautisme”, si ispira al turismo lento e consapevole: una realtà emergente, che privilegia il piacere della navigazione tranquilla, alla scoperta di territori costieri da vivere in armonia con la natura e coltivando il piacere della scoperta, magari anche scendendo a terra, quando possibile.

Sarà un’iniziativa di successo? A giudicare dai dati in possesso degli organizzatori del salone francese, non c’è alcun dubbio: secondo uno studio della Fédération des Industries Nautiques, il 72% dei navigatori desidera ormai rallentare il proprio ritmo; il 65% cerca di ridurre il consumo di carburante e il 58% esprime insofferenza verso itinerari troppo rigidi.
Questa filosofia si materializzerà, a Cannes, anche attraverso imbarcazioni pioniere pensate per il cabotaggio e i soggiorni prolungati. E tra le tante annunciate in esposizione allo Yachting Festival, si segnalano tra le più interessanti le ibride/elettriche come il Sea Loft 480 di Jeanneau, dotato anche di pannelli solari dedicati alla ricarica in banchina. In un altro stile, l’Oasis Meu Amor di Caelum 1029 proporrà una casa galleggiante autonoma concepita per abitare l’acqua piuttosto che semplicemente attraversarla, mentre l'Aventura 37 Explorer illustrerà il successo dei catamarani trawler a basso consumo, progettati per privilegiare l’itinerario rispetto alla velocità.

Ispirato al turismo lento, lo “slow nautisme” s’impone dunque come una trasformazione fondamentale per il settore del diporto. Tra transizione ecologica, ricerca di autenticità e nuove aspettative dei diportisti, la corsa alla velocità sembra lasciare gradualmente il posto al ritmo lento, alla sobrietà e alla qualità dell’esperienza vissuta.
Lo slow nautisme non si basa però solo su un’intenzione. Richiede infrastrutture adeguate. Ce ne sono abbastanza? Probabilmente non ancora, ma al Cannes Yachting Festival parteciperanno, con l’obiettivo di promuovere i propri territori costieri e i propri servizi, diverse località, tra le quali la Sardegna. Annunciata anche la presenza della Catalogna, della Tunisia e delle Barbados, con il supporto di colossi del settore come D-MARIN (società che opera in Italia, Grecia e Spagna) e IG-Marinas, che assiste superyacht e megayacht in Italia, Spagna, Francia, Regno Unito e nelle Americhe (inclusi Caraibi e America Centrale).
L’obiettivo è proporre una rete capillare di tappe, consentendo ai diportisti di privilegiare la navigazione sotto costa, di adattare l’itinerario al meteo e di ridurre il ricorso sistematico al motore. Secondo gli esperti francesi che hanno introdotto la novità nel programma dello Yachting Festival di Cannes “queste tappe strutturate possono contribuire a distribuire meglio i flussi turistici, a limitare la pressione sugli ormeggi sensibili e a trasformare il porto in una vera e propria porta d’accesso alla cultura locale”.
“Lo slow nautisme risponde a un’attesa molto concreta: ridare tempo al viaggio in mare e spazio ai territori attraversati” dice Constance Brément, direttrice del Cannes Yachting Festival. E aggiunge: “Le imbarcazioni, così come le reti di marina e le destinazioni presenti quest’anno, dimostreranno come il viaggio e le soste siano una componente essenziale dell’esperienza nautica, al servizio di una navigazione più responsabile, più locale e più attenta agli ecosistemi marini”.
Al di là delle imbarcazioni, la nautica slow è destinata dunque a svilupparsi anche se si adegueranno i porti turistici, con strutture e servizi adeguati, in linea con le diverse esigenze di un turismo nautico slow, votato anche alla scoperta dei territori costieri, di cui i porti rappresentano la porta d’accesso. Nei piani dei promotori francesi dell’iniziativa c’è insomma la trasformazione del porto in una sorta di “area di benvenuto” nel territorio costiero e, di conseguenza, un invito alla scoperta della cultura, della storia, delle consuetudini, della gastronomia e delle tradizioni dei luoghi raggiunti via mare.
Tutto molto bello, interessante, e da sostenere, con l’auspicio che il movimento prenda piede anche in Italia. Dove però la portualità turistica è ancora insufficiente, con punte estreme di arretratezza, come la mancanza di un vero porto turistico a Napoli, la città della Coppa America che sta vivendo un momento magico, con afflussi turistici da record, ma in occasione delle regate sarà costretta ad allestire campi boe (notizia ufficializzata dal sindaco Manfredi) per ospitare i tanti diportisti che raggiungeranno il golfo partenopeo: un “rimedio” che limiterà non di poco proprio la scoperta del territorio costiero, impedendo di fatto ai turisti/diportisti di scendere a terra per visitare la città e i suoi tesori: dal centro storico patrimonio dell’Unesco al murale di Maradona, dal tesoro di San Gennaro al teatro San Carlo (del 1737, è il teatro d’opera più antico al mondo), fino ai palazzi reali, ai musei, ai parchi e alle suggestive affacciate sul panorama da molti definito “il più bello del mondo”.




