La nuova Honda Jazz

Dalla Yaris alla Jazz, le affascinanti gemme orientali che arriveranno anche in Europa

di Nicola Desiderio
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TOKYO - A vedere la lista delle novità, il Salone di Tokyo sembra un evento locale, se non fosse che l’industria automobilistica nipponica è una potenza mondiale e di certo non ha alcuna voglia di ripiegarsi su se stessa. Per questo il Tokyo Big Sight ha fatto da passerella per debutti di calibro, come quello della Honda Jazz di quarta generazione che in patria si chiama Fit, nel mondo ha venduto circa 8 milioni di unità, ma in Europa non ha mai avuto la fortuna che meritava. Anche stavolta ha la carrozzeria da piccolo monovolume con un abitacolo ad elevato tasso di tecnologia e, come da tradizione, da record per spazio e flessibilità, grazie alla disposizione del serbatoio sotto i sedili anteriori e al divanetto posteriore configurabile in mille maniere. La Jazz avrà, per la prima volta, la variante Crosstar ad assetto rialzato e nel Vecchio Continente sarà venduta solo in versione ibrida con il sistema denominato e:HEV che sfrutta l’azione combinata di un 1.5 a benzina e due motori elettrici. Honda inoltre ha fatto sapere che tutta la sua gamma sarà elettrificata entro il 2022 anticipando di 3 anni gli obiettivi annunciati in precedenza.

La nuova Jazz arriverà nei concessionari a metà del prossimo anno e di fronte avrà la Renault Clio, anch’essa in procinto di avere un sistema full-hybrid e che in Giappone si chiama Lutecia, ma soprattutto la Toyota Yaris che stavolta si chiama Yaris anche in patria mettendo nella teca dei ricordi la denominazione Vitz. Della quarta generazione della piccola giapponese, prodotta anche a Valenciennes in Francia, sappiamo già tutto e che il suo arrivo è previsto per giugno prossimo. Ora sappiamo anche che sarà la prima Toyota ad avere il sistema di frenata automatica che interviene agli incroci, evitando sia gli incidenti con i veicoli che vengono dalla direzione opposta sia di investire i pedoni, su entrambi i lati. Come da noi, la Yaris avrà motori tutti a 3 cilindri: il tradizionale mille e l’1.5, entrambi disponibili anche con cambio CVT, oltre naturalmente all’ibrido che promette emissioni di CO2 inferiori a 70 g/km di CO2 e in Giappone sarà proposto, per la prima volta, anche in versione a trazione integrale grazie ad un motore posteriore elettrico supplementare.

Molto probabilmente, questa opzione non sarà proposta da noi, ma dimostra tutte le potenzialità offerte dalla nuova piattaforma GA-B. Altra novità capitale è sicuramente la MX-30. Per la sua prima elettrica, Mazda ha scelto una denominazione che ricorda il suo celeberrimo roadster e di darle le portiere posteriori che si aprono al contrario, senza montante centrale, della sua ultima auto con motore rotativo, la RX-8 prodotta fino al 2012. E non è certo un caso perché la MX-30 sviluppa verso nuove direzioni il tipico concetto di piacere di guida Mazda e avrà anche una versione ad autonomia estesa dotata di un piccolo Wankel pronto a partire per aumentare il raggio d’azione del Suv elettrico giapponese. Lunga 4,39 metri, la MX-30 ha un motore da 105 kW, una batteria da 35,5 kWh ed un’autonomia di circa 200 km per una precisa scelta che guarda all’impatto globale verso l’ambiente, non solo a quello misurabile allo scarico. Per vedere le prime su strada dovremo aspettare l’agosto del 2020, ma già si può prenotare la Launch Edition a 34.990 euro e, se lo si fa prima del 31 marzo, la wallbox da 7,4 kW è in omaggio.
 

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Lunedì 4 Novembre 2019 - Ultimo aggiornamento: 14-11-2019 14:36 | © RIPRODUZIONE RISERVATA